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Se qualcuno considera questa roba una testata giornalistica è meglio che si faccia visitare. Comunque Gianluca Neri è bruttissimo
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Comprare un auto è molto facile. Basta seguire, senza farsi prendere dallo sconforto, una via crucis sempre uguale fatta di 5 semplici passi.
L’ipermercato della mia città è più grande della mia città. Forse è un attimo sovradimensionato.
Quando entra una signora abituata a fare la spesa nel negozio sotto casa viene colta da agorafobia e labirintite già all’altezza del banco formaggi (3 kmq). Se non viene soccorsa in tempo da “Marisa, ho sempre un sorriso per Te” di solito muore nel giro di qualche ora.
All’ipermercato della mia città c’è un unità cinofila sempre pronta. Sono ex cani da valanga in pensione. Adesso cercano le persone che si sono smarrite tra il banco freddo e la pasticceria.
La pescheria dell’ipermercato della mia città inizia vicino al banco salumi, ma finisce a Sestri Levante. Così il pesce è sempre fresco, ma tu devi pagare il pedaggio autostradale su vuoi comprarti il capitone da fare in umido.
All’ipermercato della mia città c’è anche il reparto “Etnico” (2,1 kmq). L’altro giorno una massaia incuriosita è tornata a casa con il “preparato per cus cus uzbeko”. Il marito l’ha uccisa con il Mocio Vileda.
All’ipermercato della mia città io ci vado anche se non mi serve nulla. Tanto c’è sempre qualche bella offerta. Ieri ho comprato un “set di coltelli, mortaio e pestello per cioccolato”.
Più tardi, a casa, quando ho realizzato, ho pianto, ma in silenzio.
Egregio signor Moratti,
Lei non mi conosce, mi permetta di presentarmi.
Io sono uno di quei disgraziati che ad aprile ha avuto la brillante idea di sottoscrivere le azioni della Sua azienda, la Saras.
Ecco, io non so se da allora ha trovato il tempo di seguire l’andamento del titolo in Borsa. Per farla breve, la Sua azienda, dopo il collocamento, ha perso il 30% del proprio valore. Ciò significa che io ho perso il 30% del capitale che Le avevo affidato e che Lei ha guadagnato un sacco di soldi.
Considerate le nostre rispettive situazioni economiche di partenza, tutto ciò è un tantino paradossale, non trova?
Se a questo aggiungiamo che tali soldi Le sono serviti per saccheggiare senza ritegno la mia squadra del cuore, capirà il mio stato d’animo.
(Certo, Lei è uno dei più ricchi d’Italia ed io no, ed una ragione doveva pur esserci)
Però, considerato che ho contribuito al rinnovo contrattuale di Recoba, mi permetto di chiederLe un piccolo favore, a saldo e stralcio dello scherzetto che mi ha tirato.
Per favore, la smetta di farsi passare per gran signore. La pianti di recitare il ruolo del borghese illuminato e progressista, dell’imprenditore buono estraneo a giochi di potere ed intrallazzi, del milanese di buona famiglia e ancor migliori buoni principi.
Mi dia retta, Lei è un filibustiere come e più di tanti altri: lo gridi con orgoglio ai quattro venti.
Che, a dirla tutta, se io dovessi scegliere, una macchina usata la prenderei da Provenzano piuttosto che da Lei.
Con misurata disistima,
Orsodingo.
...scemo sulla fronte?
No, dico, secondo voi basta essere redattori a Mediaset per sentirsi autorizzati a prendermi per il culo?
Io vi avviso: se vi azzardate ancora a definire Alessandra Mussolini, Gianluca Nicoletti, Platinette, Vittorio Sgarbi e Maria Monsé “una giuria ben assortita di intellettuali e affascinanti donne dello spettacolo” io vi denuncio.
E non sto scherzando.
(ma tu guarda questi)
Il giorno del matrimonio ci sono 40 gradi all’ombra. Oppure piove.
Se vi sposate a Bangkok piove e ci sono 40 gradi all’ombra. Però è raro (sposarsi a Bangkok, intendo).
La sposa teme di assomigliare ad una meringa, il più delle volte a ragion veduta.
Se la sposa non assomiglia ad una meringa è una gran figa, ma le gran fighe tendono a non sposarsi.
Lo sposo ha la faccia da ebete, le ascelle pezzate e l’alitosi da cattiva digestione. E’ lo stress, poverino. La sposa comincia a farsi alcune domande.
I testimoni tendono a moltiplicarsi come i conigli. Andrebbero sterilizzati.
La chiesa è addobbata come il palco dell’Ariston. A guardar bene ci si potrebbe trovare anche Pippo Baudo.
Il riso si cuoce in mano nell’attesa degli sposi: in assenza di certezze sul menù del ricevimento è meglio mangiarlo.
Al tavolo una volta ho conosciuto una persona interessante. Era il cameriere.
Il Prosecco abbinato al grana potrebbe ridurvi l’alito a livello di quello dello sposo. Abbastanza utile prima di salutare i genitori della sposa che non avete mai visto.
Non temete, quel nome strano sul menù significa “arrosto con patate”.
Il cantante una volta ha suonato con Peppino di Capri. Poi però ha smesso. Per fortuna.
(...cosa dite, mi metto la cravatta rosa?..)
Ecco la t-shirt che fa per voi che, come me, soffrite di inguaribile buon umore al rientro dalle ferie:
Se mi vedi significa che sono tornato
Non me ne frega nulla delle tue vacanze
Sono finite le ferie, cazzo ridi?
(comunque ben ritrovati a tutti voi...)